Quando il cinema incontra la poesia: “Luci della città” – Charlie Chaplin (1931)

Penso che in questo film, che io ritengo uno dei più belli della storia del cinema, sia contenuta la scena più strettamente “poetica” che si possa immaginare; naturalmente, chiunque abbia un po’ di dimestichezza con il cinema, avrà già capito di quale scena parlo e perciò non sto certo a raccontarvela, ma mi limito a farvela rivedere, sicuro di fare cosa gradita a chi naviga nella magia della poesia.

https://www.youtube.com/watch?v=eNTvn6TTQZM

Una poesia che avrei voluto scrivere: “Oscillazione immobile” di Ghiannis Ritsos

In una delle più significative scene del film “Dead Poets Society” (L’attimo fuggente – di Peter Weir -1989), il preside della scuola, Mr. Nolan, dopo aver cacciato il prof. John Keating, ne prende il posto come insegnante e comincia a prodigarsi in uno dei più ridicoli, assurdi ed improbabili tentativi di spiegare “Che cos’è la poesia”, usando assi cartesiani e principi matematici o geometrici (chiamateli come volete).

Fortunatamente, ben 17 anni prima, c’era chi sapeva di cosa stesse parlando: Ghiannis Ritsos, nel 1972, scrive “Oscillazione immobile”, a mio parere il miglior tentativo mai riuscito di spiegare l’ispirazione poetica, senza enfasi, ma, come lui era uso fare, con una metafora rubata ad un apparente “scorcio” di vita quotidiana.

Credo di non aver bisogno di spiegarvi altro (altrimenti cado nella trappola di Mr. Nolan); leggete la poesia ed immergetevi per un attimo nella magia e nella fantasia del “nostro” Ghiannis.

Oscillazione immobile

Nella fretta di alzarsi per aprire la porta

rovesciò il cestino coi fili del cucito –

i rocchetti si sparpagliarono sotto il tavolo, sotto le sedie,

negli angoli più impensati, – uno, di un rosso sull’arancione,

dentro il vetro della lampada; uno viola

nel fondo dello specchio; quello là d’oro –

non aveva mai avuto un rocchetto d’oro – da dove salta fuori?

Provò a inginocchiarsi per raccoglierli a uno a uno e rimettere

tutto a posto

prima di aprire la porta. Non fece in tempo. Suonarono di

nuovo.

Rimase immobile, impotente, le mani lungo i fianchi.

Quando si ricordò di aprire, – non c’era più nessuno.

Così, dunque, la poesia? Esattamente così la poesia?

Ghiannis Ritsos – Poesie – 1972

Perchè siamo qui?

L’input di questo sito a qualcuno potrà sembrare subito presuntuoso se non “blasfemo”: perchè il “proprietario ed autore” (che poi sarei io) osa mettersi accanto (o meglio mettere un suo verso) accanto a quello di un maestro come Ghiannis Ritsos? Cosa vuole dimostrare? Cercheremo di spiegarlo con l’andare dei giorni, assieme al mio compagno di viaggio in questa avventura, Mauro De Maria, di certo più autorevole di me per farlo. Ma andremo gradualmente, possibilmente senza troppa enfasi, solo per accompagnarvi nella magia della poesia e delle parole, tanto bistrattate entrambe quasi fossero “prodotti di nicchia”.

Intanto leggete attentamente (se ne avete voglia) la poesia introduttiva: è quella che dà il senso al sito: “…Scuoti le ombre. Vivi.”

Marco Biagetti

La Scuola dell’80

La Scuola dell’80 è una sorta di ideale, l’intento di un gruppo di ragazzi (ristrettissimo – tre) che volevano esprimere qualcosa di forte, di bello e di duraturo e dare un senso alla propria esistenza; una sorta di “Setta dei poeti estinti”, nata però ben 10 anni prima che uscisse il film di Peter Weir “L’attimo fuggente”; questo ideale evidentemente non è morto; in uno di noi anzi è fortissimo tutt’ora e ve ne darò parecchi esempi; in uno è solo leggermente sopito, ma si è improvvisamente risvegliato negli ultimi mesi e nel terzo…beh, questa è una storia che vi racconterò con calma.

Chi vuole rendersi partecipe di questo ideale non deve fare altro che seguire questo sito e, se vuole, anche il gruppo con lo stesso nome presente in Facebook (basta cercare e chiedere di iscriversi). Andiamo ad iniziare….